La decarbonizzazione può aiutare le PMI a ridurre i costi, accedere a nuovi mercati e rispondere alle richieste di clienti e finanziatori. L’articolo illustra strategie, strumenti e competenze necessarie per definire una roadmap concreta, spiegando come un fractional manager (o un team fractional) possa supportare la transizione con un impegno flessibile e sostenibile.
La decarbonizzazione sta cambiando il modo in cui le PMI europee guardano alla sostenibilità.
Secondo l'Argos - BCG Climate Transition Barometer 2025, l’85% delle imprese considera la riduzione delle emissioni un’opportunità strategica, con un balzo di 18 punti percentuali in un solo anno.
Significa che la transizione ecologica non è più percepita solo come un obbligo normativo, ma come leva di crescita e posizionamento competitivo.
Oggi le imprese non guardano più alla sostenibilità come a un costo imposto dalle regole. Le scelte strategiche sono sempre più spinte da due driver principali:
In alcuni settori la transizione è già realtà: nell’agroalimentare, ad esempio, la quota di imprese che considera la decarbonizzazione un’opportunità è passata dal 50% del 2024 all’80% nel 2025 (report BCG-Argos 2025).
In sintesi: la sostenibilità è ormai una condizione di accesso ai mercati, non solo un fattore reputazionale.
I vantaggi della decarbonizzazione sono concreti e misurabili (Agenda Digitale 2024):
Per sostenere questi investimenti esistono canali di finanziamento specifici:
Questi strumenti spesso richiedono documentazione complessa e requisiti preliminari, ad esempio:
I fondi esistono ma non sempre sono facilmente accessibili. Le PMI italiane, rispetto a quelle di altri Paesi europei, risentono di una maggiore difficoltà burocratica e di minore capacità di strutturare progetti complessi. Questo si traduce in un paradosso: risorse disponibili ma sotto-utilizzate.
Il Rapporto Regionale PMI di Confindustria conferma inoltre che la leva finanziaria delle imprese è in aumento e il rischio creditizio tende a crescere.
In sintesi: chi vuole investire nella transizione deve non solo individuare le risorse finanziarie disponibili, ma anche dotarsi di competenze e strumenti per presentare progetti solidi, misurabili e credibili.
Quasi la metà delle PMI europee (48%) ha già avviato investimenti in decarbonizzazione.
Tra queste, un terzo (32%) ha definito una roadmap strutturata, un dato triplicato rispetto al 2023 (BCG/Argos Wityu 2025).
Una roadmap di decarbonizzazione non è un documento formale, ma uno strumento operativo che permette di:
In sintesi, senza una roadmap le azioni restano episodiche e difficili da monitorare.
Sempre secondo il Climate Barometer BCG/Argos Wityu 2025, il 65% delle aziende non ancora attive intende misurare la propria impronta carbonica entro i prossimi tre anni.
Misurare la carbon footprint significa calcolare le emissioni di CO₂ e di altri gas serra generate dalle attività aziendali.
Per le PMI esistono diversi standard e metodologie, tra cui:
Molte PMI temono che la misurazione sia complessa o costosa. In realtà oggi esistono:
Le grandi imprese sono spesso obbligate da normative come la CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) a rendicontare le emissioni in dettaglio.
Le PMI non sempre ricadono in questi obblighi, ma subiscono pressioni indirette:
In sintesi, anche se non vincolate direttamente, le PMI che si attrezzano per misurare e comunicare la propria impronta carbonica ottengono un vantaggio competitivo.
Il principale limite non è solo finanziario: molte PMI non dispongono di figure interne con le competenze necessarie per tradurre una strategia di decarbonizzazione in azioni concrete.
L’ESG manager è un professionista con competenze trasversali in ambito ambientale, sociale e di governance. La figura, relativamente nuova, nasce dall’evoluzione di ruoli più tradizionali, come il responsabile CSR o l’HSE manager, ma ha un perimetro d'azione più ampio e si differenzia per la capacità di integrare la sostenibilità nella strategia aziendale, non solo come adempimento ma come leva di sviluppo.
L’ESG Manager:
Nel contesto odierno, l’ESG manager diventa una figura centrale per guidare l’azienda nel comprendere gli impatti delle normative, interpretare correttamente gli standard, dialogare con funzioni diverse (operations, finance, HR) e coordinare le attività di raccolta dati, valutazione dei rischi, stakeholder engagement e redazione di piani o bilanci ESG.
Abbiamo parlato del ruolo dell'ESG manager in questo articolo.
Accanto all’ESG Manager emergono altre professionalità che rendono più efficace la transizione:
Per una PMI è difficile assumere a tempo pieno queste figure, sia per costi sia per necessità limitate a progetti specifici. Il fractional management permette di accedere a competenze senior 1–3 giorni a settimana, mantenendo la flessibilità dei costi e adeguando l’impegno alla fase progettuale.
La transizione ecologica è questione di capitale umano oltre che finanziario. Saper accedere a competenze specialistiche, anche part-time, fa la differenza tra un piano teorico e un cambiamento reale.
La decarbonizzazione non è più un vincolo imposto dalle istituzioni europee, ma una leva di crescita. Le PMI stanno dimostrando apertura e iniziativa, ma restano ostacolate da:
Per non rallentare, diventa decisivo combinare:
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Le imprese possono accedere a fondi PNRR, bandi europei, crediti d’imposta e strumenti di finanza agevolata. Spesso sono richiesti business plan e indicatori di sostenibilità misurabili.
L’agroalimentare è tra i comparti più attivi: la quota di imprese che vede la decarbonizzazione come opportunità è passata dal 50% del 2024 all’80% nel 2025 (fonte BCG-Argos 2025)
Oltre all’ESG Manager, diventano rilevanti energy manager, sustainability officer e data analyst con focus ambientale.
Sì: consente alle PMI di accedere a competenze manageriali qualificate senza un’assunzione full-time, calibrando l’impegno in base al progetto.