Secondo il Rapporto ICE 2024-2025, l'85,6% dell'export italiano è generato da imprese inserite nelle catene globali del valore.
Molte PMI partecipano a queste filiere non come esportatori diretti, ma come fornitori specializzati di imprese già integrate nelle reti produttive internazionali.
In questo articolo analizziamo quali opportunità offrono le GVC, quali requisiti richiedono e perché per accedervi molte PMI necessitino innazitutto di una adeguata struttura manageriale.
Le catene globali del valore (Global Value Chain o GVC) sono reti produttive internazionali nelle quali imprese localizzate in Paesi diversi contribuiscono alla realizzazione di uno stesso prodotto o servizio.
Le catene globalo del valore descrivono la frammentazione del processo produttivo di un bene o servizio in più fasi, realizzate da aziende diverse dislocate in Paesi differenti. Ogni passaggio aggiunge valore al prodotto finale prima che raggiunga il consumatore. Una catena globale del valore è quindi composta da tutte le attività necessarie per portare un prodotto sul mercato.
Le diverse fasi possono essere svolte da imprese differenti e in Paesi differenti:
Produzione delle materie prime
Realizzazione dei componenti
Lavorazioni specialistiche
Assemblaggio
Logistica
Distribuzione
Ogni impresa contribuisce a una specifica parte del processo, apportando competenze, tecnologie o capacità produttive specializzate.
Per questo motivo, il valore finale non viene creato da una sola azienda ma da una rete di soggetti che collaborano lungo l'intera filiera.
Esportare e partecipare a una catena globale del valore non sono la stessa cosa.
Nel primo caso l'impresa vende direttamente un prodotto o un servizio a un cliente estero.
Nel secondo caso l'impresa può essere inserita in una filiera internazionale anche senza vendere direttamente all'estero.
È il caso, ad esempio, di aziende che producono componenti, semilavorati, lavorazioni specialistiche o servizi destinati ad altre imprese già presenti nelle catene globali del valore.
Molte PMI italiane - soprattutto nel settore manifatturiero - partecipano alle filiere internazionali proprio in questo modo, contribuendo alla realizzazione di prodotti che vengono successivamente distribuiti nei mercati mondiali.
Le catene globali del valore sono già oggi una realtà consolidata in numerosi distretti industriali italiani. In questi ecosistemi, molte PMI partecipano alle filiere internazionali come fornitori specializzati di componenti, tecnologie, lavorazioni e servizi ad alto valore aggiunto.
Alcuni dei casi più significativi sono la Packaging Valley e la Motor Valley in Emilia-Romagna, il distretto biomedicale di Mirandola, il distretto dell'occhialeria di Belluno, il distretto aerospaziale piemontese e altri.
Vediamoli più nel dettaglio.
Concentrata principalmente tra Bologna, Modena e Parma, rappresenta uno dei principali poli mondiali per le tecnologie e i macchinari per il packaging. Le imprese del distretto operano in filiere internazionali che servono i settori alimentare, farmaceutico e manifatturiero.
Accanto ai marchi più conosciuti dell'automotive e del motorsport, opera una vasta rete di PMI specializzate nella produzione di componenti, lavorazioni meccaniche, materiali e tecnologie utilizzate nelle filiere globali del settore.
È uno dei principali poli europei per la produzione di dispositivi medici monouso e tecnologie biomedicali. Numerose imprese del distretto collaborano con gruppi internazionali del settore healthcare.
Rappresenta uno dei più importanti cluster mondiali dell'eyewear. Molte PMI partecipano alle filiere internazionali attraverso attività di progettazione, produzione e lavorazioni specialistiche.
Comprende imprese altamente specializzate nella produzione di componenti e sistemi destinati all'industria aerospaziale. Le aziende operano all'interno di filiere caratterizzate da elevati standard qualitativi, normativi e tecnologici.
È uno dei più importanti distretti tessili europei e rappresenta un punto di riferimento internazionale per la produzione, lavorazione e riciclo delle fibre tessili. Molte PMI del territorio operano come fornitori specializzati di tessuti, filati e lavorazioni per marchi internazionali della moda e del lusso.
Rappresenta uno dei principali poli italiani dell'arredamento e del design. Le imprese del distretto partecipano alle filiere internazionali del mobile e del contract attraverso la produzione di componenti, semilavorati, mobili finiti e lavorazioni specialistiche destinate ai mercati globali.
Concentrato principalmente nelle aree di Bari, Brindisi, Foggia e Grottaglie, costituisce uno dei principali poli aerospaziali italiani. Le imprese del distretto producono componenti, strutture aeronautiche, sistemi e lavorazioni ad alta specializzazione per gruppi internazionali del settore aerospaziale e aeronautico.
Questi esempi dimostrano che l'accesso alle filiere internazionali non dipende esclusivamente dalle dimensioni aziendali. Anche una PMI può ritagliarsi un ruolo rilevante nelle catene globali del valore se è in grado di soddisfare i requisiti richiesti dai clienti e dalle imprese capofiliera.
Non solo le imprese manifatturiere, ma anche società di servizi alle imprese possono far parte di queste catene globali.
Pensiamo ad esempio a:
logistica e trasporti
engineering
software industriale
testing e certificazione
servizi tecnici specialistici
manutenzione
servizi ICT
servizi professionali collegati alla filiera
Per molte PMI l'accesso a queste filiere può rappresentare un'importante opportunità di crescita e consolidamento competitivo.
I principali vantaggi riguardano:
Le filiere internazionali si basano spesso su rapporti di fornitura continuativi e di lungo periodo. Questo può ridurre la dipendenza da commesse occasionali e migliorare la prevedibilità della domanda.
L'accesso a clienti di dimensioni maggiori e a mercati più ampi può contribuire ad aumentare la capacità produttiva utilizzata dall'impresa.
L'aumento dei volumi può favorire una riduzione dei costi unitari e un miglior utilizzo di impianti, tecnologie e risorse aziendali.
La collaborazione con clienti e partner internazionali favorisce il trasferimento di competenze, standard operativi, metodologie e innovazioni che possono contribuire alla crescita dell'impresa.
Essere selezionati come fornitori di gruppi industriali e filiere internazionali rappresenta spesso un importante elemento di qualificazione nei confronti di clienti, partner commerciali e istituti finanziari.
L'inserimento in una filiera globale può facilitare l'accesso a nuovi clienti, nuovi mercati e nuove collaborazioni industriali, creando ulteriori opportunità di crescita nel tempo.
I vantaggi sono significativi ma per accedervi è necessario soddisfare requisiti organizzativi, operativi, tecnologici sempre più rigorosi.
Entrare in una filiera internazionale richiede molto più di un buon prodotto. Le imprese capofiliera selezionano i fornitori sulla base di requisiti che riguardano l'intera organizzazione aziendale.
I principali requisiti richiesti dalle catene globali del valore sono:
Qualità e conformità ai requisiti tecnici
Affidabilità delle forniture
Solidità economico-finanziaria
Tracciabilità e gestione dei dati
Cybersecurity e protezione delle informazioni
Conformità normativa e sostenibilità
Governance, processi e competenze manageriali
Qui sotto abbiamo analizzato in maggior dettaglio questi requisiti.
I clienti internazionali non valutano soltanto la qualità del prodotto finale, ma la capacità dell'impresa di garantire standard qualitativi costanti nel tempo.
Tra gli aspetti più frequentemente verificati:
Controlli qualità documentati
Gestione delle non conformità
Tracciabilità dei difetti
Procedure operative standardizzate
Certificazioni richieste dal settore
In molti comparti, il mantenimento dello status di fornitore dipende dalla capacità di rispettare KPI qualitativi definiti contrattualmente.
Una filiera internazionale deve poter contare su fornitori in grado di consegnare il prodotto corretto, nella quantità richiesta e nei tempi concordati.
Supply chain agili e resilienti, cioè capaci di adattarsi, resistere e reagire agli shock (come fluttuazioni della domanda, crisi, carenze di materia prima, aumento dei costi) sono un requisito imprescindibile.
Per questo vengono valutati elementi come:
Puntualità delle consegne
Capacità produttiva disponibile
Gestione dei picchi di domanda
Piani di continuità operativa
Gestione dei fornitori critici
Un ritardo o un'interruzione possono generare effetti lungo tutta la catena di fornitura.
Le imprese capofiliera tendono a privilegiare fornitori in grado di sostenere rapporti di lungo periodo.
Vengono spesso valutati:
Capacità di finanziare la crescita dei volumi
Gestione del capitale circolante
Capacità di effettuare investimenti
Equilibrio finanziario dell'impresa
Resilienza in caso di rallentamenti del mercato
L'obiettivo è ridurre il rischio di interruzioni dovute a difficoltà finanziarie del fornitore.
Un'efficace raccolta e gestione dei dati e la visibilità dei processi sono diventati requisiti sempre più importante.
Le imprese devono essere in grado di tracciare:
Materie prime
Componenti
Lotti di produzione
Fornitori
Processi produttivi
Per questo motivo assumono crescente importanza sistemi ERP, strumenti di raccolta dati e processi di reporting strutturati.
Sempre più filiere richiedono garanzie sulla protezione dei dati e delle informazioni condivise.
Tra gli aspetti più frequentemente valutati:
Controllo degli accessi
Protezione dei dati aziendali
Backup e disaster recovery
Gestione degli incidenti informatici e data breach
Continuità operativa
In alcuni settori la cybersecurity sta diventando un requisito di qualifica del fornitore imprescindibile.
Le imprese devono dimostrare il rispetto delle normative applicabili e, sempre più spesso, degli standard ESG richiesti dalla filiera.
Possono essere richiesti:
Certificazioni specifiche
Procedure di compliance
Monitoraggio degli impatti ambientali
Politiche sulla sicurezza sul lavoro
Valutazione dei rischi nella supply chain
Le richieste variano da settore a settore, ma la tendenza è in costante crescita.
Per soddisfare tutti gli standard richiesti dalle filiere internazionali è necessario coordinare attività che coinvolgono produzione, qualità, supply chain, finanza, tecnologia e compliance.
Le imprese più strutturate dispongono generalmente di:
Processi decisionali chiari
Sistemi di pianificazione e controllo
Monitoraggio dei KPI
Gestione dei rischi
Coordinamento interfunzionale
La managerializzazione resta una delle principali sfide per le PMI italiane: molte possiedono prodotti eccellenti e competenze tecniche di alto livello. Ma spesso l'organizzazione non è ancora matura e non è in grado di sostenere in modo continuativo i requisiti richiesti dalle catene globali del valore.
Perché molte PMI faticano ancora a entrare in queste filiere nonostante i significativi ed evidenti vantaggi?
La risposta non riguarda quasi mai il prodotto. Le imprese del Made in Italy possono vantare competenze tecniche, capacità produttive e specializzazioni riconosciute a livello internazionale.
E spesso non dipende neppure esclusivamente dalla capacità di investimento. Le aziende più solide dispongono di risorse proprie e possono inoltre accedere a numerosi strumenti di supporto nazionali ed europei per la crescita, l'innovazione e l'internazionalizzazione.
Il punto critico è più spesso un altro: la mancanza di processi, competenze e struttura organizzativa adeguati.
Le principali criticità riguardano:
Processi poco strutturati
Governance accentrata
Limitata capacità di pianificazione
Scarso presidio dei dati aziendali
Investimenti insufficienti in digitalizzazione
Assenza di un adeguato presidio manageriale nelle aree chiave dell'impresa
Diversi studi, tra cui il Rapporto di ICE sulle imprese italiane nelle reti produttive internazionali, evidenziano una correlazione tra:
competitività internazionale
produttività
qualità del management
livello di digitalizzazione.
Le imprese più strutturate tendono infatti a:
Allocare meglio le risorse
Gestire supply chain più complesse
Assorbire con maggiore efficacia gli shock esterni
Supportare programmi di crescita internazionale
Al contrario, organizzazioni meno strutturate ed efficienti hanno meno capacità di partecipare alle filiere globali.
Diversi studi dedicati alle PMI italiane evidenziano un paradosso ricorrente: imprese eccellenti dal punto di vista tecnico e produttivo che incontrano difficoltà quando devono operare all'interno di organizzazioni, processi e relazioni tipiche delle filiere internazionali.
Le criticità più frequenti riguardano:
Decisioni fortemente concentrate nell'imprenditore
Limitata delega manageriale
Processi aziendali poco formalizzati
Pianificazione insufficiente
Utilizzo limitato di dati e KPI nei processi decisionali
Difficoltà nel coordinare attività interfunzionali sempre più complesse
Quando aumentano complessità, volumi produttivi, audit, certificazioni e richieste dei clienti internazionali, questi limiti tendono a emergere con maggiore evidenza.
Lo sviluppo dei requisiti richiesti dalle catene globali del valore coinvolge competenze che raramente si concentrano in un'unica figura.
A seconda del settore, della fase di crescita e delle criticità dell'impresa, possono risultare particolarmente rilevanti diversi ruoli manageriali.
Supporta i processi operativi, il miglioramento delle performance industriali e l'aumento dell'affidabilità delle forniture.
Come lo fa? Introduce sistemi di pianificazione, monitoraggio dei KPI e gestione delle non conformità richiesti dalle filiere internazionali.
Supporta la gestione integrata di approvvigionamenti, fornitori, logistica e pianificazione produttiva.
Come lo fa? Il suo contributo è particolarmente rilevante quando l'impresa deve garantire continuità delle forniture, riduzione dei rischi e maggiore coordinamento lungo la catena di fornitura.
Contribuisce a rafforzare la struttura economico-finanziaria dell'impresa.
Come lo fa? Supporta la pianificazione degli investimenti, la gestione del capitale circolante, il controllo di gestione e la sostenibilità finanziaria dei programmi di crescita.
Supporta la digitalizzazione dei processi aziendali e la gestione dei dati.
Come lo fa? Guida l'implementazione di sistemi ERP, strumenti di tracciabilità, piattaforme di reporting e misure di cybersecurity richieste da molte filiere internazionali.
Supporta l'adeguamento ai requisiti ambientali, sociali e di governance sempre più richiesti da clienti, gruppi multinazionali e grandi imprese capofiliera.
Come lo fa? Coordina la raccolta dei dati ESG, la definizione delle policy aziendali e i percorsi di sostenibilità.
Supporta la definizione della strategia di internazionalizzazione e lo sviluppo delle relazioni commerciali nei mercati esteri.
Come lo fa? Individua le opportunità di mercato, gestisce i partner commerciali e coordina le attività di export.
Non tutte le imprese hanno bisogno delle stesse competenze nello stesso momento. La scelta delle figure manageriali dipende dai gap organizzativi e dagli specifici requisiti della filiera di riferimento.
Le imprese piccole o non strutturate faticano ad accedere ai mercati internazionali perché non hanno le risorse umane e finanziarie per gestire la burocrazia, la logistica e le certificazioni delle catene di fornitura globali: è la cosiddetta "trappola dimensionale". Il ricorso a forme manageriali flessibili come il fractional management contribuisce ad accelerare efficienza e resilienza delle PMI, permettendo di accedervi più facilmente.
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Oltre al prodotto, le imprese capofiliera valutano affidabilità delle forniture, capacità produttiva, certificazioni, stabilità economico-finanziaria, cybersecurity, tracciabilità dei processi e capacità di rispettare gli standard richiesti dalla filiera.
Le imprese devono essere in grado di tracciare materiali, componenti, lotti di produzione, fornitori e processi lungo l'intera catena di fornitura. A seconda del settore, possono essere richiesti sistemi gestionali integrati, procedure documentate, registrazione dei dati di processo e capacità di condividere informazioni con clienti e partner della filiera.
Non esiste una certificazione valida per tutte le filiere. I requisiti dipendono dal settore e dai mercati di riferimento. Tra le certificazioni più richieste figurano spesso ISO 9001 per la qualità, ISO 14001 per l'ambiente, ISO 27001 per la sicurezza delle informazioni e certificazioni specifiche per comparti come automotive, aerospace, biomedicale o alimentare.
Non esiste un modello unico valido per tutte le imprese. In funzione del settore e degli obiettivi aziendali, possono essere necessari presidi manageriali nelle aree operations, supply chain, finanza, digitalizzazione, sostenibilità e sviluppo commerciale internazionale. L'obiettivo è garantire che l'organizzazione sia in grado di soddisfare in modo continuativo i requisiti richiesti dalla filiera.
Catena globale del valore (GVC): rete internazionale di imprese che contribuiscono alle diverse fasi di progettazione, produzione, distribuzione e commercializzazione di un prodotto o servizio.
Capofiliera: impresa che coordina una filiera produttiva e definisce requisiti, standard e modalità operative richiesti ai fornitori.
Supply chain: insieme dei soggetti, delle attività e dei processi coinvolti nell'approvvigionamento, nella produzione e nella distribuzione di beni o servizi.
Tracciabilità: capacità di identificare e monitorare materiali, componenti, lotti, fornitori e processi lungo l'intera catena di fornitura.
Cybersecurity: insieme di tecnologie, procedure e misure organizzative finalizzate a proteggere dati, sistemi informatici e informazioni aziendali da accessi non autorizzati, attacchi o interruzioni operative.
ESG (Environmental, Social and Governance): insieme dei criteri utilizzati per valutare le performance ambientali, sociali e di governance di un'impresa. Nelle filiere internazionali viene sempre più spesso richiesto il monitoraggio di indicatori ESG e l'adozione di pratiche di sostenibilità documentabili.
- ICE, "Rapporto 2024-2025: l'Italia nell'economia internazionale" https://www.ice.it/it/sala-stampa/rapporto-ice-2024-2025-litalia-nelleconomia-internazionale
- Rapporto Congiunto del Ministero degli Affari Esteri e dell'Agenzia ICE, 2024, "Le imprese italiane nelle reti produttive internazionali" https://www.ice.it/it/sites/default/files/inline-files/Rapporto%20Reti%20produttive%20internazionali_web.pdf
- Marina Puricelli, SDA Bocconi Insight, 2024 - "Piccolo non è bello ma è buono" https://www.sdabocconi.it/it/sda-bocconi-insight/il-meglio-del-piccolo/piccolo-non-e-bello-ma-e-buono/