Nel 2026, le startup Healthtech italiane operano in un mercato più maturo, sostenuto da digitalizzazione, PNRR, AI e telemedicina. Per crescere devono affrontare regolamentazione, validazione clinica, accesso al mercato e fundraising, attivando anche competenze manageriali senior. L’articolo analizza trend, sfide, modelli di crescita e ruolo del Fractional Management.
Le startup Healthtech operano all’interno della più ampia trasformazione digitale della sanità. In Italia, questa evoluzione è sostenuta da investimenti pubblici, PNRR, telemedicina, Fascicolo Sanitario Elettronico e crescente adozione di soluzioni basate su dati e Intelligenza Artificiale.
Con Healthtech si indicano tecnologie, soluzioni e imprese innovative applicate al settore della salute.
Rientrano in questo ambito:
Per una startup Healthtech, la tecnologia deve rispondere a un bisogno concreto della sanità, come:
Con Digital Health, o sanità digitale, si indica l’utilizzo delle tecnologie digitali nei servizi, nei processi e nei percorsi di cura.
Healthtech e Digital Health sono concetti strettamente collegati: la Digital Health descrive la trasformazione digitale della sanità, mentre l’Healthtech identifica soprattutto le tecnologie e le imprese che sviluppano soluzioni per questo mercato.
Il contesto italiano è diventato più favorevole allo sviluppo dell’Healthtech grazie a tre fattori principali:
Secondo l’Osservatorio Sanità Digitale del Politecnico di Milano, la spesa italiana per la Sanità Digitale ha raggiunto 2,7 miliardi di euro nel 2025, +9% rispetto al 2024.
Sul versante dell’offerta, MarketsandMarkets stima il mercato italiano della Digital Health in 4,95 miliardi di dollari nel 2025, con un CAGR previsto del 23,6% tra il 2025 e il 2030.
Per le startup Healthtech, il passaggio chiave è quindi questo: da un mercato sostenuto dall’innovazione e dagli investimenti a un mercato in cui servono integrazione, validazione e capacità di scalare.
Anche a livello internazionale il settore è entrato in una fase diversa rispetto al boom del 2020-2021. La domanda di soluzioni digitali continua a crescere, ma gli investitori sono diventati più selettivi.
Secondo il report “State of Digital Health 2025” di CB Insights, dopo la forte correzione seguita al boom della pandemia il Venture Capital nella Digital Health è tornato a crescere. Nel 2025 i finanziamenti globali hanno raggiunto 22,3 miliardi di dollari, segnando il secondo anno consecutivo di ripresa.
Il mercato è però cambiato: il capitale si concentra su un numero inferiore di aziende, con round più grandi e una maggiore attenzione verso startup che hanno già dimostrato trazione e solidità del modello di business. In Europa, CB Insights rileva nel 2025 la crescita più elevata tra le principali regioni, pari al 39%.
L’Intelligenza Artificiale è uno dei principali driver degli investimenti, ma l’attenzione si sta spostando dalle applicazioni sperimentali verso soluzioni integrate nei workflow sanitari.
Gli studi di Silicon Valley Bank rilevano che nel 2025 le provider operations hanno assorbito il 44% degli investimenti Healthtech: software e soluzioni AI applicati, ad esempio, a documentazione clinica, scheduling, billing e gestione dei processi assistenziali.
Dopo la fase di forte espansione del Venture Capital, gli investitori sono diventati più selettivi. Elementi già importanti nell’Healthtech assumono oggi un peso maggiore nella valutazione delle startup:
Per una startup Healthtech, quindi, la qualità dell’innovazione deve essere accompagnata dalla capacità di dimostrarne applicabilità, valore e sostenibilità.
Per le startup Healthtech italiane la sfida è duplice:
La capacità di combinare innovazione scientifica e tecnologica con competenze di business diventa quindi un elemento decisivo per la crescita.
Le tecnologie Healthtech rispondono principalmente a quattro esigenze:
Televisita, teleconsulto e telemonitoraggio consentono di seguire il paziente anche fuori dalle strutture sanitarie e assumono particolare rilevanza nella gestione delle patologie croniche.
Il PNRR ha accelerato fortemente la costruzione dell’infrastruttura nazionale: entro dicembre 2025 risultavano 566.321 assistiti attraverso strumenti di telemedicina, superando il target previsto di 300.000.
Per le startup, la nuova opportunità non consiste soltanto nell’offrire una televisita, ma nel costruire soluzioni capaci di integrarsi nei percorsi clinici, raccogliere dati in modo affidabile e supportare il monitoraggio continuativo.
Wearable e dispositivi medical-grade permettono di raccogliere parametri fisiologici nel tempo e trasferire parte del monitoraggio dall’ospedale alla vita quotidiana.
Il valore si sposta quindi dal singolo dispositivo alla capacità di trasformare i dati raccolti in informazioni utilizzabili nei processi clinici, garantendo qualità, interoperabilità e conformità regolatoria.
L’AI sta diventando una delle aree più dinamiche dell’Healthtech perché può incidere direttamente su diagnosi, produttività clinica, gestione dei dati e sviluppo di nuovi farmaci.
Le applicazioni più rilevanti per le startup riguardano:
Il Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0 sta creando un’infrastruttura più strutturata per la raccolta e la condivisione dei dati clinici in Italia.
Per le startup Healthtech, le opportunità riguardano soprattutto:
Software as a Medical Device, sistemi di monitoraggio certificati e altri dispositivi medici digitali possono supportare diagnosi, monitoraggio e terapia.
Quando una soluzione rientra nel perimetro dei dispositivi medici o diagnostici in vitro, entrano in gioco MDR o IVDR, con requisiti relativi a classificazione, valutazione clinica, conformità e sorveglianza post-market.
Questo rende il percorso di crescita più lungo rispetto a quello di una normale startup software, ma può anche costruire barriere all’ingresso e un vantaggio competitivo più difendibile.
Il panorama italiano mostra come non esista un unico modello di startup Healthtech. I percorsi di crescita possono partire da servizi digitali, dispositivi medicali, dati o software clinico.
I casi più interessanti condividono però alcuni elementi: un bisogno sanitario chiaro, capacità di validazione, accesso ai capitali e un modello di business coerente con il sistema nel quale devono operare.
Unobravo rappresenta uno dei casi italiani più noti di crescita nella psicologia online. Nata nel 2020, è passata dalla fase startup a un player nazionale e ha avviato un percorso di espansione internazionale sostenuto anche dall’ingresso di investitori internazionali.
Serenis utilizza invece tecnologia e data analytics anche per migliorare il matching tra pazienti e professionisti. Nel primo periodo di sviluppo aveva già raccolto complessivamente 6,5 milioni di euro, mostrando la capacità delle piattaforme italiane di Digital Mental Health di attrarre capitale venture.
Empatica mostra un percorso differente: wearable medical-grade, biomarcatori digitali e una forte integrazione con la ricerca clinica.
Il suo percorso mostra l’importanza di combinare validazione clinica, partnership con ricerca e industria e capacità di sviluppo commerciale.
VoiceMed sviluppa biomarcatori vocali per il monitoraggio della salute respiratoria.
Il caso mostra come, nell’Healthtech, la validazione clinica possa diventare una leva di business: rafforza la credibilità verso partner industriali e investitori e rende più solido il percorso verso il mercato. Nel 2025 l’azienda ha completato studi su 1.900 pazienti, avviato un pilot con Chiesi e raccolto un primo round equity.
D-Heart ha sviluppato un elettrocardiografo portatile collegato allo smartphone. Nel 2023 la maggioranza della società è stata acquisita dalla statunitense Strena Medical, creando per la startup un percorso di accesso a nuovi mercati internazionali.
Il caso mostra come prodotto, certificazione e capacità di internazionalizzazione possano creare condizioni favorevoli anche per un’exit industriale.
Lilac applica il digitale alla gestione multidisciplinare dei disturbi alimentari, combinando supporto psicologico, nutrizionale e strumenti tecnologici. Nel 2025 ha raccolto 693.000 euro per ampliare i servizi e sviluppare ulteriormente la piattaforma AI-driven.
I casi italiani, trasversalmente su modelli molto diversi (servizi digitali B2C e B2B, medical device, piattaforme per la ricerca clinica e soluzioni AI-driven), mostrano che la scalabilità dipende dalla capacità di far evolvere insieme tecnologia, compliance, modello commerciale e organizzazione.
Le startup Healthtech affrontano barriere più complesse rispetto a molte altre imprese digitali. La tecnologia deve inserirsi in un ecosistema regolato, con molteplici stakeholder e processi decisionali spesso lunghi.
Quando una soluzione rientra nel perimetro di MDR, IVDR o altre normative di settore, la roadmap regolatoria deve essere progettata fin dalle prime fasi.
A seconda del prodotto possono essere necessari valutazione clinica, quality management, certificazioni, documentazione tecnica e attività di sorveglianza successive all’ingresso sul mercato.
Per le startup AI si aggiunge inoltre la necessità di valutare l’applicabilità dell’AI Act e la sua interazione con la normativa sui dispositivi medici.
Vendere a ospedali, strutture sanitarie o altri attori istituzionali significa confrontarsi con procurement, gare, budget, valutazioni cliniche e integrazione tecnologica.
In Italia si aggiunge la struttura regionale del sistema sanitario. Una soluzione validata in un territorio non diventa automaticamente scalabile a livello nazionale.
Per questo competenze di Market Access, Business Development e partnership diventano particolarmente importanti.
Il ritorno del Venture Capital non significa un ritorno alla crescita indiscriminata.
Gli investitori chiedono oggi maggiore evidenza su mercato, trazione, sostenibilità economica e capacità di raggiungere le milestone regolatorie o cliniche. Per una startup Healthtech il fundraising deve quindi essere coordinato con la roadmap di prodotto e con le risorse necessarie per validazione e accesso al mercato.
I dati sanitari sono categorie particolari di dati personali ai sensi del GDPR. Sicurezza, governance e controllo degli accessi devono quindi essere incorporati nell’architettura della soluzione.
A seconda dell’attività e delle dimensioni dell’impresa possono inoltre entrare in gioco altri quadri normativi, tra cui la NIS2, che include diverse categorie di organizzazioni operanti nella sanità e nella produzione di dispositivi medici.
Nell’Healthtech raramente esiste un solo decisore.
Il prodotto può essere utilizzato dal paziente, prescritto o raccomandato da un professionista, acquistato da un ospedale, rimborsato dal sistema sanitario o finanziato da un’assicurazione.
La strategia commerciale deve quindi chiarire chi utilizza, chi decide, chi paga e quale valore riceve ciascun soggetto. È uno dei passaggi più delicati nella costruzione di un modello Healthtech scalabile.
In un settore in cui tecnologia, salute e regolamentazione si sovrappongono, l’accesso alle competenze è una delle principali condizioni per la crescita.
Servono sia profili specialistici verticali sia competenze manageriali capaci di trasformare un progetto scientifico o tecnologico in un’impresa strutturata.
Tra i profili più rilevanti rientrano:
Il fabbisogno varia fortemente in funzione della tecnologia e della fase di sviluppo.
Accanto alle competenze verticali, con la crescita emergono funzioni di gestione che una startup non può lasciare esclusivamente ai founder:
Il problema è temporale: queste competenze diventano necessarie prima che ciascuna funzione giustifichi necessariamente un dirigente full-time.
È proprio in questa fase che possono essere utili modelli organizzativi flessibili come il fractional management.
Un Fractional Manager per startup è un manager senior che assume la responsabilità di una funzione aziendale lavorando part-time, tipicamente per alcune giornate alla settimana.
Per una startup Healthtech il modello consente di attivare la competenza manageriale nel momento in cui serve, senza anticipare la costruzione di una struttura C-level completa.
Gli ambiti di intervento possono essere diversi:
Il valore non consiste quindi soltanto nel contenere il costo di una posizione full-time. Il modello permette di anticipare l’accesso a competenze senior in fasi nelle quali errori su finanza, tecnologia, commercializzazione o organizzazione possono rallentare significativamente la crescita.
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Digital Health indica l’utilizzo delle tecnologie digitali nella salute e nei processi sanitari. Healthtech è un termine più ampio utilizzato soprattutto per descrivere tecnologie, imprese e startup che innovano il settore healthcare. I due concetti hanno un’ampia area di sovrapposizione.
Dipende dalla fase e dal prodotto. Le competenze verticali più frequenti riguardano Regulatory Affairs, Clinical e Medical Affairs, Market Access, dati e cybersecurity. Sul piano manageriale diventano importanti Finance, Business Development, Marketing, Technology e Operations.
Tra i più adatti rientrano CFO, CMO, CTO/CIO, Commercial Manager, COO e HR Manager. Il modello è particolarmente utile quando la funzione richiede esperienza senior, ma il fabbisogno non giustifica ancora una posizione full-time.
L’impegno dipende dalla fase aziendale e dagli obiettivi dell’incarico. In genere il modello prevede una presenza part-time, ad esempio da 1 a 3 giornate alla settimana, legata a obiettivi specifici come fundraising, go-to-market, strutturazione commerciale o scale-up.
No. Il Fractional Manager affianca founder e management interno assumendo la responsabilità di una funzione specifica. Può inoltre contribuire a strutturare processi e trasferire competenze prima dell’inserimento di una figura full-time.
Un Fractional CFO può rafforzare business plan, financial model e gestione della cassa; CMO e Commercial Manager possono rendere più credibile la strategia di mercato; CTO e COO possono dimostrare solidità tecnologica e capacità di execution. Nel complesso, contribuiscono a ridurre il rischio organizzativo percepito dagli investitori.